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E ALLA FINE NE RESTERA’ UNO SOLO! (17 Aprile 2010)

Un ooh di delusione, appena prima dell’applauso finale che accomuna entrambi gli atleti, ha salutato l’ultima palla di Stefano Galvani che si arrestava sul nastro della rete.


Ebbene sì, il nostro connazionale non è riuscito nell’impresa di battere la testa di serie numero 1 , l’austriaco Martin Fischer, o meglio forse non è riuscito a battere se stesso.


Bisogna infatti dire che, senza togliere nulla all’ottimo austriaco, Galvani-Penelope ha fatto e disfatto il match a suo piacimento, e in più di due ore di battaglia, spesso spettacolare, ha tolto  letteralmente il fiato al pubblico foltissimo che ha gremito fin dalla 12,30 ogni postazione intorno al campo centrale di Corso Rigola.


Stefano Galvani infatti, dopo una partenza con il freno a mano tirato, ha incominciato a macinare tennis e, con le sue palle anticipate e a fil di rete, ha costretto Fisher a continue rincorse, impedendogli spesso di giocare di anticipo, come tanto piace fare all’austriaco e mandandolo fuori giri.


In questo modo ha recuperato lo svantaggio iniziale, ma quando tutti hanno incominciato a pensare al decollo trionfale, sempre è intervenuto un errore, una palla che si infrangeva sul nastro, una smorzata che alla fine favoriva il freddo Fisher.


E così, tra speranze e delusioni se ne andava il primo set, al tie break, perso, come da copione, proprio quando i più pensavano al suo successo.


Nel secondo set Galvani riprendeva in mano le redini dell’incontro e non lasciava scampo al più giovane avversario.


Si andava al terzo e molti, tenuto conto della differenza d’età, pronosticavano un tracollo del tennista padovano e invece il trentatreenne campione, come un rullo compressore, imponeva l’eterno “tergicristallo” al più giovane avversario e, tra gli applausi ed i commenti ammirati, lo portava verso una clamorosa e fin troppo facile sconfitta.


Il grande Peppino Di Stefano, arbitro internazionale di lungo corso, uso ad arbitrare i fenomeni del Grande Slam, dava il “time” ai due atleti seduti ai suoi lati.


Galvani prendeva le palle ed andava a servire sul 5 a 2 per lui, per chiudere la faticosa pratica: e così sembrava essere, 30 a 0 per l’italiano, i giornalisti presenti già rimuginavano il titolo, un titolo che tenevano fermo anche sul vantaggio azzurro dopo un discreto recupero dell’austriaco e poi …


E poi, come dicevano i vecchi tennisti, “il tennis l’ha inventato il diavolo” e ancora una volto il demonio ci ha messo la coda; Galvani improvvisamente si smarriva, non teneva più lo scambio, costellava di errori il suo palleggio e i game, come in una pellicola, scorrevano inarrestabili verso l’austriaco che già aveva ripassato mentalmente l’orario dei treni.


E cosi’, Martin Fisher, che quasi mai era mai riuscito ad imporre il suo gioco, ma che ha avuto l’enorme merito si restare sempre in partita, di ribattere colpo su colpo e di approfittare glacialmente di ogni errore dell’avversario oggi, alle ore 10,30, sentirà le note dell’inno austriaco.


Stefano Galvani non aggiungerà  questo 15000 al lungo elenco dei suoi successi e non sarà un italiano a scrivere il proprio nome nell’Albo d’ora della manifestazione.


 


Nell’altra semifinale, molto meno combattuta, si sono incontrati il russo Ilya Belayev e il lungo olandese Thomas Schooler.


Quest’ultimo, a suon di “bombarde”, ha raggiunto la finale, approfittando forse anche della stanchezza del russo che il giorno prima, tra singolo e doppio, era rimasto in campo per quasi 5 ore.


 


Ilya Belayev , a fine giornata, si è rifatto dell’insuccesso andando a vincere in coppia con il connazionale Kuznatov la finale del doppio, purtroppo disturbata da vento e pioggia, contro i due argentini Aranguren e Fabbri in soli due, seppur tiratissimi set.


E oggi, finirà anche il singolo … e alla fine ne resterà uno solo! 


                                                                                                                        p.f.